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KINDRED NORTH – Kindred North

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Non servono dieci musicisti per riempire un disco di suoni, né una produzione sovraccarica per dimostrare competenza. A volte bastano due persone che conoscono profondamente il proprio mestiere e hanno un’idea precisa di ciò che vogliono ottenere. È questo il punto di partenza di “Kindred North”, debutto omonimo del duo formato dallo svedese Andi Kravljaca, voce e chitarre, e dal norvegese Andreas Nergård, responsabile di tastiere, basso e batteria. Pubblicato il 21 agosto 2026 da Pride & Joy Music, l’album nasce dall’incontro di due musicisti con un lungo percorso alle spalle e dall’intenzione di recuperare lo spirito del grande hard rock melodico senza trasformarlo in una semplice operazione nostalgia.

Il riferimento agli anni Ottanta è evidente, ma “Kindred North” non è una copia di Dokken, Winger o Europe. Piuttosto, prende quell’idea di rock costruito attorno a grandi melodie, cori imponenti, tastiere e chitarre protagoniste e la trasferisce in una produzione moderna. La differenza si sente soprattutto nella cura degli arrangiamenti: nulla appare casuale e ogni elemento è pensato per sostenere la canzone.

“A Guiding Heart” apre il disco con tastiere solenni e chitarre pesanti, introducendo immediatamente il carattere melodico della formazione. Kravljaca si dimostra un cantante versatile, capace di passare da interpretazioni morbide a momenti più incisivi, mentre il lavoro strumentale di Nergård conferisce profondità alla composizione. “Natural High” è invece uno dei brani più immediati: il ritmo sostenuto, le melodie ariose e i sintetizzatori regalano al pezzo quasi una sfumatura synthwave. È una traccia estremamente orecchiabile e, personalmente, una delle più riuscite del disco.

Con “If This Love” emergono chitarre più pesanti e una ritmica maggiormente hard rock, mentre “Learn To Love Again” mostra il lato sentimentale del progetto. La struttura da power ballad è tradizionale, ma funziona grazie alla qualità delle armonie vocali e a un crescendo ben gestito. Non è certo una storia nuova, ma in questo caso la forma conta più dell’originalità del tema e il risultato è convincente.

“A Billion Miles Away” porta il disco verso territori più atmosferici, costruendo progressivamente la propria intensità. “Walk Through The Fire” è invece una dichiarazione di ottimismo trasformata in melodic rock: riff incisivo, ritornello aperto e un messaggio positivo che evita di diventare eccessivamente celebrativo. “Dance The Night Away” recupera in pieno la componente più classica del genere, con un andamento notturno e sognante che sembra fatto per accompagnare un viaggio in automobile.

La componente elettronica torna a essere importante in “Runaway”, brano dal taglio quasi cinematografico, mentre “Divine” gioca con dinamiche più ampie e tastiere molto presenti. È probabilmente uno degli episodi più ambiziosi dal punto di vista dell’arrangiamento. “Lose Control” rappresenta invece la faccia più dura del progetto: riff più aggressivi, sezione ritmica più pesante e una prova vocale di Kravljaca caratterizzata da maggiore attitudine. Il ritornello è un autentico earworm e conferma quanto i due musicisti sappiano costruire melodie immediate.

A chiudere l’album arriva “It’s Hard To Say Goodbye”, seconda power ballad del disco e forse il momento emotivamente più riuscito. La voce di Kravljaca è intensa, le chitarre amplificano il lato malinconico e il finale affidato al guitar solo lascia una sensazione di compiutezza. È una conclusione classica, ma perfettamente coerente con la filosofia dell’album.

La produzione è stata curata dagli stessi Kravljaca e Nergård, con le sessioni vocali affidate a Daniel Flores presso i Sound vs Science Studios di Stoccolma, mentre le chitarre sono state registrate ai Finnthorpe Studios e gli altri strumenti in Norvegia. Mix e mastering portano la firma di Simone Mularoni dei DGM. Il risultato è pulito, definito e moderno, forse fin troppo levigato in alcuni passaggi per chi cerca un hard rock particolarmente ruvido. Ma questa scelta permette alle armonie, alle tastiere e alla voce di emergere con grande chiarezza.

Ed è qui che “Kindred North” può dividere gli ascoltatori. Chi pretende un disco ottantiano aggressivo dall’inizio alla fine potrebbe trovarlo eccessivamente morbido e orientato alla melodia. Personalmente, però, considero questa caratteristica parte della sua identità. Il duo non sembra interessato a ricostruire artificialmente il 1988: vuole immaginare come sarebbe potuto suonare oggi quel tipo di musica se ne fossero rimasti intatti l’ambizione, il gusto per i grandi ritornelli e l’attenzione all’esecuzione.

Il debutto dei Kindred North è quindi un lavoro più vicino al melodic hard rock moderno e all’AOR contemporaneo che al puro hard rock anni Ottanta. Non sempre la ricerca dell’immediatezza produce brani realmente sorprendenti, ma la qualità compositiva rimane alta e le melodie sono difficili da ignorare. “Natural High”, “Lose Control” e “It’s Hard To Say Goodbye” rappresentano tre sfaccettature diverse di un progetto che ha già una direzione precisa. Due musicisti, nessuna rete di sicurezza e una quantità notevole di mestiere: se questo è il punto di partenza, i Kindred North hanno tutto il tempo per rendere ancora più personale la loro idea di rock melodico.

 

Country: Sweden / Norway
Label: Pride & Joy Music
Style: Melodic Hard Rock / AOR
Top Song: Natural High

 

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