Recensioni
KERRIGAN – Wayfarer
Con il secondo album “Wayfarer”, i Kerrigan confermano di non essere una semplice meteora della scena heavy metal europea, ma una realtà in piena evoluzione, capace di costruire un’identità solida partendo da radici ben riconoscibili. Pubblicato il 27 marzo 2026 per High Roller Records, il disco si presenta come una naturale prosecuzione del precedente “Bloodmoon”, ma con una maturità compositiva più evidente e una varietà stilistica che sorprende già dai primi ascolti.
L’apertura affidata a “Torchbearer” mette subito in chiaro le coordinate sonore: un heavy metal classico, intriso di richiami alla NWOBHM, con linee melodiche che evocano atmosfere epiche senza risultare derivative. Ma è entrando nel cuore del disco che emerge la vera anima dei Kerrigan. Brani come “Asylum” spingono sull’acceleratore con energia quasi speed metal, mentre “The Ice Witch” rallenta il passo per costruire un crescendo più evocativo e solenne. Personalmente, ho trovato proprio questo alternarsi di dinamiche uno degli aspetti più riusciti del lavoro: l’album non stanca mai, anzi invita a essere riascoltato per coglierne i dettagli.
Uno dei punti di forza è senza dubbio il lavoro chitarristico: riff taglienti, ben costruiti e mai banali, capaci di sostenere ogni traccia con carattere. A questo si aggiunge la voce di Jonas Weber, che si distingue per un approccio meno convenzionale rispetto agli standard del genere. Non cerca l’acuto a tutti i costi, ma punta su espressività e atmosfera, dando ai brani un’aura quasi malinconica che, a mio avviso, rappresenta uno degli elementi più affascinanti dell’album.
“Blood and Steel” e “Fighter” mostrano invece il lato più diretto e coinvolgente della band, con ritornelli che restano impressi e una costruzione più accessibile. Il finale, affidato a “Red Light Tower”, chiude il disco con un respiro più ampio e quasi epico, lasciando una sensazione di compiutezza.
Quello che colpisce davvero è l’equilibrio tra tradizione e personalità: i Kerrigan guardano chiaramente agli anni ’80, ma evitano l’effetto copia-incolla. C’è una ricerca, una volontà di inserire elementi più moderni e una certa cura nei dettagli che fa pensare a una band consapevole della propria direzione. Se proprio devo trovare un piccolo limite, direi che in alcuni momenti si potrebbe osare ancora di più, spingendo maggiormente su soluzioni meno prevedibili. Ma è anche vero che questa coerenza stilistica rende l’ascolto molto fluido.
Concludendo, “Wayfarer” è un album che cresce con il tempo: non si impone subito come un classico immediato, ma conquista lentamente, rivelando nuove sfumature a ogni ascolto. E questo, oggi, è forse uno dei pregi più rari.
Country: Germany
Label: High Roller Records
Style: Traditional Heavy Metal / NWOBHM-inspired
Top Song: Blood and Steel




