Recensioni
IRON MAIDEN – Somewhere in Time, una macchina del tempo in formato CD
Somewhere in Time non è solo un album storico degli Iron Maiden: per me è il disco che ha segnato l’inizio di tutto. È stato il primo CD che abbia mai acquistato, ancora lo ricordo, con quella copertina futuristica e dettagliatissima che sembrava un fumetto cyberpunk più che un album metal. E già dalla copertina si capiva che non sarebbe stato un disco “normale”…
Pubblicato il 29 settembre 1986, Somewhere in Time arriva dopo il tour estenuante di World Slavery Tour, che aveva quasi distrutto la band a livello fisico e mentale. Bruce Dickinson, il cantante, voleva un album più acustico e sperimentale… ma Steve Harris (bassista e mente della band) aveva altri piani: più tecnologia, più modernità. Il risultato è un disco innovativo per la band, dove per la prima volta compaiono chitarre sintetizzate (guitar synths), che danno un tono più “spaziale” e atmosferico al classico sound Maiden.
Già l’inizio con “Caught Somewhere in Time” è una dichiarazione d’intenti: un pezzo lungo, stratificato, pieno di cambi di ritmo e armonie. Seguono altri classici come: “Wasted Years”, uno dei pochi pezzi scritti da Adrian Smith, e uno dei singoli più amati della band. Il riff iniziale è leggendario, e il testo parla proprio del rimpianto per il tempo perso, tema ricorrente nell’album. “Stranger in a Strange Land”, ispirato da una storia vera: un esploratore trovato congelato dopo decenni. Il mood è quasi western-spaziale, con un groove ipnotico. “Heaven Can Wait”, amatissimo nei live, con il celebre coro che spesso viene cantato anche dal pubblico. “Alexander the Great”, l’epica storica tipica dei Maiden: una mini-biografia di Alessandro Magno, in musica è aggiungo la mia canzone preferita di sempre!
Nessun pezzo è firmato da Bruce Dickinson, che aveva proposto canzoni più introspettive e “soft”. Steve Harris le rifiutò tutte. Bruce per anni considerò questo un errore.
La copertina di Derek Riggs è una delle più ricche di easter egg nella storia del rock: ci sono riferimenti a tutti i dischi precedenti della band, dal cartellone “Aces High Bar” al “Phantom Opera House”, passando per un piccolo “Icarus” che cade da un palazzo (richiamo a Flight of Icarus). Il personaggio di Eddie è rappresentato come un cyborg futurista, ispirato a Blade Runner e Terminator.
Essendo stato il mio primo CD, Somewhere in Time ha avuto un valore speciale. Non era un “best of”, non era un disco facile: era complesso, stratificato, pieno di dettagli sonori e visivi. L’ho ascoltato e riascoltato decine di volte, scoprendo ogni volta qualcosa di nuovo, un cambio di tempo, un assolo nascosto, una frase nel testo che mi colpiva.
In un certo senso, Somewhere in Time è stato il mio ingresso nel mondo del metal, ma anche un’introduzione a un modo diverso di ascoltare musica: con attenzione, con curiosità, con immaginazione.
Somewhere in Time non è forse il disco più immediato degli Iron Maiden, ma è uno di quelli che crescono col tempo. È un lavoro di transizione, ma anche di grande coraggio artistico. E per me resterà l’inizio di tutto: il primo CD, il primo viaggio… nel tempo e nella musica.
Data di uscita: 29 settembre 1983
Genere: Heavy metal
Etichetta: EMI
Origine della band: UK



