Progressive Metal
IAN PARRY’S CONSORTIUM PROJECT VI Legacy Of Empires
Dopo quindici anni di silenzio, il Consortium Project torna a riaprire una saga che sembrava ormai consegnata alla storia. Al centro di questo sesto capitolo troviamo ancora una volta Ian Parry, voce degli storici Elegy e autentico motore creativo del progetto, affiancato da una formazione internazionale che comprende musicisti legati a Vanden Plas, Pain Of Salvation, Kamelot e numerose altre realtà di primo piano. Legacy Of Empires nasce quindi con ambizioni importanti: chiudere un lungo percorso narrativo e, allo stesso tempo, celebrare 45 anni di carriera del suo autore.
L’impatto iniziale è decisamente positivo. L’album si muove in territori dove progressive metal, power melodico, hard rock e orchestrazioni sinfoniche convivono all’interno di una struttura fortemente cinematografica. Non mancano riff corposi, tastiere solenni, cori e arrangiamenti elaborati, mentre l’intervento di tanti musicisti permette di colorare le singole tracce con sfumature differenti. La produzione, pulita e ben equilibrata, valorizza soprattutto la componente strumentale, lasciando respirare chitarre, basso e batteria senza sacrificare l’apparato orchestrale.
La title-track rappresenta uno dei momenti più convincenti: riff robusti, atmosfera epica e un buon equilibrio tra immediatezza e ricercatezza. Anche “A Declaration Of Independence” si distingue grazie a un arrangiamento particolarmente efficace, nel quale i cori contribuiscono a creare quella dimensione teatrale che costituisce uno dei marchi di fabbrica del Consortium Project. “A Kingdom For Heroes” punta maggiormente sulla melodia e offre un Ian Parry particolarmente incisivo, mentre “Gods From The Heavens Above” porta all’estremo la vocazione monumentale del disco.
Tra i brani più interessanti troviamo anche “Pyramids Of Power”, probabilmente quello che meglio sintetizza l’anima progressiva del lavoro. Chitarre pesanti, cambi di atmosfera e una componente narrativa molto marcata costruiscono un episodio suggestivo, anche se in alcuni passaggi la ricerca della complessità sembra prendere il sopravvento sulla naturalezza della composizione.
Ed è proprio qui che emergono i limiti di Legacy Of Empires. Parry e i suoi collaboratori hanno moltissimo da offrire sul piano tecnico, ma non sempre riescono a trasformare questa ricchezza in songwriting realmente memorabile. Alcune composizioni sembrano voler dimostrare continuamente la propria imponenza, accumulando arrangiamenti, variazioni e dettagli senza arrivare a quel ritornello o a quel passaggio capace di rimanere immediatamente impresso. Nella seconda metà dell’album questa sensazione diventa più evidente e l’ascolto tende inevitabilmente a perdere parte dell’attenzione iniziale.
Anche la voce di Parry divide. Il timbro resta personale e riconoscibile, e l’esperienza accumulata in decenni di attività si percepisce chiaramente; tuttavia, il vibrato molto accentuato e un approccio vocale talvolta fin troppo teatrale non risultano sempre convincenti. È una scelta stilistica precisa, più che un problema tecnico, ma contribuisce a rendere il disco meno immediato.
Il vero tallone d’Achille è comunque la sensazione di essere davanti a un album rimasto ancorato ai primi anni Duemila. Non è necessariamente un difetto per chi ama il progressive/power melodico di quell’epoca, ma nel 2026 arrangiamenti e sonorità appaiono spesso conservativi. Personalmente avrei gradito qualche rischio in più, soprattutto considerando la pausa quindicennale che separa questo capitolo dal precedente.
Resta comunque difficile negare la passione che anima Legacy Of Empires. Non siamo davanti a un disco mediocre né tantomeno a un’operazione priva di idee: il livello dei musicisti è elevato, la cura degli arrangiamenti è evidente e alcuni episodi raggiungono una notevole intensità. Semplicemente, l’ambizione supera in diversi momenti la capacità delle canzoni di emozionare davvero.
Un ritorno dignitoso e ricco di mestiere, dunque, particolarmente indicato agli estimatori del Consortium Project e a chi conserva un debole per il progressive metal melodico di stampo classico. Per tutti gli altri, Legacy Of Empires rappresenta più un album da riscoprire con calma che una pubblicazione imprescindibile. La saga si chiude con eleganza, ma avrebbe potuto farlo lasciando un segno più profondo.
Country: UK / Paesi Bassi
Label: Frontiers Music Srl
Style: Progressive Metal / Power Metal melodico / Symphonic Metal
Top Song: Legacy Of Empires




