Recensioni
HEADLESS – Transitional Objects
Devo ammetterlo: prima di ascoltare Transitional Objects, il quinto album in studio degli Headless, non avevo grandi aspettative. Non perché dubitassi del loro valore, ma perché è difficile, oggi, trovare band prog che riescano a dire qualcosa di autentico senza strafare con virtuosismi fini a sé stessi. E invece… sorpresa.
Gli Headless, band a trazione italiana ma con un cuore europeo ben pulsante (la presenza di Göran Edman alla voce e Martin Helmantel al basso è tutt’altro che un dettaglio), riescono in un’impresa complicata: fondere melodia e complessità senza che una sovrasti l’altra.
La tracklist è compatta, otto brani, nessuno superfluo e questo gioca a favore del disco. L’opener “Weightless” parte con un piglio deciso ma leggermente sbilanciato, quasi come se la band volesse farci subito vedere tutte le sue carte. Peccato che le carte migliori vengano dopo.
“Losing Power” e “Fall to Pieces” cominciano a mettere a fuoco il suono Headless: riff decisi ma non ingombranti, sezione ritmica viva, e soprattutto una grande attenzione alle armonie vocali. Edman, con la sua voce che oscilla tra l’epico e il malinconico, è in ottima forma. Non urla mai per farsi notare, ma ogni linea vocale ha un senso, una direzione, un colore.
Ma è nel cuore del disco che, a mio parere, succede qualcosa di davvero interessante. “Misery” e “Still My Thrill” sono i due brani che mi hanno convinto di più. Il primo per l’atmosfera più scura e introspettiva (a tratti mi ha ricordato i migliori momenti dei Fates Warning), il secondo per la melodia vocale che resta impressa e per un equilibrio strumentale quasi perfetto. Qui Walter Cianciusi alla chitarra brilla per misura più che per velocità e questa è una scelta che rispetto moltissimo.
“Refugee” e “No One’s Waiting” ci portano in territori più rilassati, quasi riflessivi, senza perdere tensione narrativa. Il suono si apre, respira. La batteria di Enrico Cianciusi qui non cerca di stupire, ma si mette al servizio del brano, una qualità che molti batteristi sottovalutano.
La chiusura con “I Thought I Knew It All” – cover dei Megadeth, ma riarrangiata in pieno stile Headless – è la ciliegina finale. Un’interpretazione personale, rispettosa dell’originale ma capace di inserirsi nel contesto dell’album con coerenza. Merito anche della partecipazione speciale di Andy Martongelli, che regala un assolo di classe.
Certo, non tutto è perfetto: alcune sezioni suonano leggermente forzate, e qua e là si ha la sensazione che il gruppo stia cercando di infilare “quel cambio di tempo in più” solo per non sembrare troppo lineare. Ma va bene così. Transitional Objects è un disco che si ascolta volentieri dall’inizio alla fine, e questo – in un genere spesso logorroico – è già una vittoria.
Una prova matura da parte di una band che dimostra come l’Italia, con un po’ di sano aiuto nordico, possa ancora dire la sua nel panorama prog metal europeo.
Country: Italy
Label: M‐Theory Audio
Style: Progressive Metal / AOR
Top Song: Weightless




