Recensioni
HAVAMAL – Age of the Gods
Nati nel 2016, provenienti da Stoccolma, gli Havamal sono al terzo full-lenght, dopo i validi Tales from Yggdrasil (2019) e The Shadow Chapter (2021). Il quintetto scandinavo – Bjorn Larsson (alla voce), Tino Vesanen (al basso), Stefan Peltonen (alla batteria), Lennie Spetze (chitarra e tastiere) e Kjell Gilliusson (chitarra) – s’era finora contraddistinto per un indirizzo prossimo al death melodico nordeuropeo, con testi fortemente e orgogliosamente ispirati alla mitologia nordica. Con questo loro nuovo disco, pur senza rinunciare alla matrice musicale di partenza (evidente nella voce da orco, un riferimento peraltro voluto alla letteratura fantasy, più cupa ed oscura), gli Havamal ridefiniscono la loro identità musicale con tratti distintivi e alquanto personali.
Age of the Gods si caratterizza infatti per le orchestrazioni potenti ed eleganti, come evidenziato dal bellissimo brano iniziale, The Pagan Path, una vera dichiarazione d’intenti, sul piano lirico e valoriale. Quello che colpisce – anche nelle composizioni seguenti: su tutte, Wolfraiders, The Day of Reckoning, la misticheggiante Shaman, la mitologica Lokis Damnation, la splendida e intensa Hymns of the Fallen – è il fatto che la band è approdata di fatto a un power death enfatico e coinvolgente, teso e drammatico, epico e veramente entusiasmante, sostenuto ritmicamente e con aperture grandiose: una combinazione quasi perfetta di power, Viking, black tastieristico e death melodico, di grande esperienza e molto teatrale, nella resa finale.
I testi si collocano in una prospettiva da cantastorie del mondo nordico, il che ricollega gli Havamal pure all’ambito di certo folk metal, che peraltro era assai più pronunciato in occasione del loro debutto. In questo terzo capitolo della loro storia, a dominare sono orchestrazioni da classico power sinfonico, sposate – forse più che al black, o al death di un tempo – alla componente Viking: è quest’ultima a innervare i brani, tutti molto scorrevoli, insieme ben costruiti, senza mai perdere in linearità. Le melodie, valorizzate dal lavoro delle tastiere, restano ogni volta in primo piano: è come se i Blind Guardian incrociassero i Children of Bodom, o i Nùmenor.
Difficile – per chi ama questi suoni e queste tematiche – non esaltarsi: scorre qui il sangue di un metal guerriero, magniloquente e barocco, tradizionale (voce growl a parte) e di notevole freschezza. Il disco è consigliatissimo a chi, oltre alle band prima citate, ama anche Amon Amarth, Wintersun e Ensiferum. Come loro anche gli Havamal cantano gesta eroiche e distese ghiacciate, lande fredde e fiere battaglie. Promossi a pieni voti, e consigliatissimi quindi a chi apprezza tanto il power più massiccio quanto l’estremo screziato di epos e melodia. Musica perfetta per l’inverno, evocativa e carica di suggestioni mirabili.
Country: Sweden
Label: Art Gates
Style: Viking Metal / Power Metal / Melodic Black-Death
Top Song: Lokis Damnation



