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GRAND – Guilty Pleasure

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Il nuovo capitolo della storia dei Grand parte da una consapevolezza precisa: nell’AOR non serve inventare l’impossibile quando si possiedono melodie forti, musicisti preparati e una produzione capace di valorizzare ogni dettaglio. Con Guilty Pleasure, il quintetto svedese amplia ulteriormente il proprio orizzonte e trasforma la passione per il rock melodico degli anni ’80 in un album luminoso, elegante e sorprendentemente coinvolgente. Il disco, terzo lavoro in studio della band, uscirà il 21 agosto 2026 per Frontiers Music Srl e rappresenta anche il primo album dei Grand realizzato con la formazione a cinque elementi composta da Mattias Olofsson alla voce, Jakob Svensson alle chitarre, Maja Thorén alle tastiere, Johannes Arvidsson al basso e Axel Nilsson alla batteria. Se il debutto omonimo del 2022 aveva presentato il gruppo come una delle realtà interessanti della nuova scena AOR scandinava, e Second To None del 2024 aveva consolidato quella direzione, Guilty Pleasure sembra voler compiere un passo ulteriore: non soltanto guardare alla tradizione, ma renderla nuovamente vitale.

Fin dalle prime battute di Wild Heart emerge la filosofia dell’intero album. Le tastiere brillanti costruiscono un’atmosfera tipicamente ottantiana, mentre la voce di Olofsson entra con naturalezza in una composizione che cresce progressivamente fino a un ritornello ampio e un assolo di chitarra perfettamente inserito nella struttura. Il brano parla di un amore adolescenziale ormai perduto, ma musicalmente evita qualsiasi malinconia eccessivamente drammatica, preferendo una nostalgia luminosa. È un dettaglio importante: i Grand non cercano di ricreare gli anni ’80 come se fossero ancora lì, bensì utilizzano quell’immaginario come materia prima per una produzione contemporanea. La title track Guilty Pleasure chiarisce ulteriormente il concetto, mettendo in primo piano una componente pop-rock estremamente orecchiabile, un riff immediato e un coro che sembra nato per essere cantato da un pubblico numeroso. Qui la band abbraccia senza alcuna vergogna tutti gli stereotipi più amati dell’AOR, compresi cambi di tonalità, tastiere scintillanti e grandi aperture melodiche. E funziona proprio perché i Grand non sembrano affatto imbarazzati da ciò che stanno facendo.

Have A Little Faith In Me continua sulla strada delle melodie morbide e dei ritornelli ariosi, mentre Coldhearted introduce una maggiore tensione nella sezione ritmica. È uno dei momenti in cui il nuovo assetto della band sembra dare risultati particolarmente convincenti: basso e batteria acquistano peso e permettono alle chitarre di muoversi con maggiore libertà. Il risultato resta saldamente ancorato all’AOR, ma possiede una spinta più rock che impedisce al disco di diventare eccessivamente patinato. Personalmente è proprio questa combinazione a convincermi maggiormente: quando i Grand lasciano respirare la parte ritmica, il loro songwriting acquista una dimensione più muscolare senza perdere eleganza.

Con Party Galore il gruppo cambia nuovamente prospettiva e si concede una parentesi dichiaratamente festaiola. È probabilmente il brano più spensierato del lotto, costruito sul piacere di vivere il momento e su una leggerezza che non pretende di essere qualcosa di diverso. Still So Beautiful, invece, torna verso un romanticismo più adulto e arricchisce la formula con un sax dal sapore inequivocabilmente eighties. È uno di quei pezzi che sembrano chiedere automaticamente luci soffuse, mani alzate e un pubblico disposto a cantare ogni parola. In questo senso i Grand dimostrano di conoscere molto bene la grammatica del melodic rock: non puntano sulla complessità, ma sulla capacità di creare un’immediata connessione emotiva.

La parte centrale di Guilty Pleasure è forse quella in cui l’album trova il suo equilibrio migliore. I’m Ready accelera leggermente, mentre Undo contrappone strofe più contenute a un ritornello decisamente più energico. Quest’ultimo brano affronta il dolore di una relazione finita e il desiderio, naturalmente impossibile, di poter tornare indietro e correggere i propri errori. Non ci sono grandi metafore o testi volutamente criptici: i Grand preferiscono parlare direttamente di amore, rimpianto, nostalgia, desiderio e seconde possibilità. Può sembrare una scelta semplice, ma nell’AOR la sincerità del messaggio conta spesso più della sofisticazione narrativa, soprattutto quando è accompagnata da una melodia realmente efficace.

Amelie offre uno dei momenti strumentali più interessanti grazie alle tastiere di Maja Thorén, protagonista di un assolo che richiama senza esitazioni il grande melodic rock degli anni ’80. Beggin’ prosegue invece con maggiore dinamismo e permette a Mattias Olofsson di esprimersi con particolare intensità, compreso un passaggio vocale più aggressivo che prepara il terreno all’ennesimo intervento chitarristico di Jakob Svensson. È probabilmente uno degli esempi migliori della formula adottata dai Grand: voce potente, tastiere atmosferiche, chitarre melodiche e una sezione ritmica capace di sostenere tanto i momenti più delicati quanto quelli più energici.

A chiudere l’album arriva Love Me Or Leave Me, brano più morbido e arricchito da arrangiamenti orchestrali. Non è forse la conclusione che personalmente avrei scelto per un disco caratterizzato da tanta energia e voglia di divertire: avrei preferito un ultimo colpo di acceleratore. Ma la scelta ha una sua logica e permette ai Grand di congedarsi con un’atmosfera più cinematografica e sentimentale, lasciando emergere un’altra delle anime del gruppo.

Il vero pregio di Guilty Pleasure è comunque la coerenza. I Grand conoscono perfettamente i riferimenti che stanno utilizzando — da Toto a Foreigner, passando per Starship, Mr. Big e Giant — ma non sembrano interessati a trasformare l’album in una semplice gara a chi cita meglio il passato. La produzione moderna e l’ingresso dei tre nuovi componenti rendono il suono più ampio e completo rispetto alla precedente configurazione della band, mentre l’attenzione per i dettagli permette a ogni strumento di avere un ruolo preciso. Il risultato non è rivoluzionario, e sarebbe inutile pretendere che lo sia: la forza dei Grand sta proprio nel comprendere che l’AOR funziona quando la canzone viene prima dell’ambizione di stupire.

Personalmente trovo Guilty Pleasure particolarmente riuscito quando aumenta il ritmo e lascia emergere il lato più rock della band, ma anche le ballad e i passaggi più morbidi contribuiscono a costruire un album equilibrato. Non tutti gli episodi hanno lo stesso potere d’impatto, tuttavia la qualità media rimane alta e soprattutto non ci sono riempitivi evidenti. È musica pensata per emozionare senza complicazioni, per recuperare il piacere di una grande melodia e per ricordare che certe formule, se eseguite con competenza e passione, non diventano necessariamente vecchie: possono semplicemente diventare parte di una tradizione.

Con Guilty Pleasure, quindi, i Grand fanno esattamente ciò che promettono: prendono i loro “piaceri proibiti”, li immergono nell’AOR classico, aggiungono una dose abbondante di rock e pop anni ’80 e li presentano con una produzione all’altezza del 2026. È un disco solare, melodico e volutamente nostalgico, ma mai realmente prigioniero del passato. Per chi ama il melodic rock elegante e ricco di ritornelli, questo nuovo lavoro dei Grand rappresenta una conferma convincente e, soprattutto, una piacevole dimostrazione di quanto sia ancora efficace una buona canzone quando viene scritta con il cuore e senza vergognarsi di essere… irresistibilmente melodica.

 

Country: Sweden
Label: Frontiers Music Srl
Style: AOR
Top Song: Coldhearted

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