Recensioni
FEANOR – Hellhammer
Questa band di Buenos Aires non è mai stata molto popolare in Italia, forse neanche tra i cultori e i defenders di stretta osservanza, un po’ a causa della provenienza e del fatto di essersi quindi sempre trovata geograficamente ai margini dei contesti tradizionalmente true metal, e forse anche per via di una discografia non certo numericamente nutritissima.
Nato, infatti, nel 1996, in quasi tre decenni il sestetto argentino è giunto ‘solo’ al quinto album, a cinque anni esatti dal precedente, Power of the Chosen One. Eppure, i Feanor – che prendono il loro nome da un personaggio del Silmarillion di Tolkien – sono davvero un gruppo validissimo e con tutte le carte in regola per essere apprezzati dai puristi e dagli amanti ed appassionati dell’heavy più classico e incontaminato.
I ben tredici pezzi di questo Hellhammer, forse un poco più roccioso ed oscuro dei lavori precedenti, sono al livello della prova migliore dell’act sudamericano, vale a dire il debutto Invincible del 2005. Mitologia, battaglie ed onore guerriero la fanno da padrone, nelle tracce di questo nuovo disco: su tutte, segnaliamo, qui, l’opener Sirens of Death, la title-track, la coppia The Conqueror’s Path e The Epic of Gilgamesh Pt. 2 (The Quest for Immortality), l’orgogliosa auto-dichiarazione di Forged in Steel, The Flight of the Valkyries e The Ballad of Beren and Luthien. In tutto, abbiamo quasi settanta minuti di musica, con inserti di piano, parti recitate e momenti coristici, dal deciso sapore classicheggiante e sinfonico.
I sei musicisti – Micke Stark alla voce, E.V. Martel e soprattutto Thilo Hermann (ex Running Wild ed ex Grave Digger) alle due chitarre, Gustavo Acosta al basso, Emiliano Wachs alla batteria e Diana Boncheva al violino, strumento che dona al sound dei Feanor un tocco ed un colore tutto particolare – propongono un epic metal che guarda alle origini (tra gli ospiti, di grande nome, figurano Ross the Boss e David Shankle, degli amati maestri Manowar), mescolandone l’eredità con la scuola, tedesca e svedese, del power anni Novanta. E, non a caso, sono della partita, in veste di collaboratori, anche Piet Sielck degli Iron Savior (che si occupa altresì di mixaggio e masterizzazione), Vanni dei Wotan e Sven D’Anna dei Wizard tedeschi (quelli, per intenderci, di Magic Circle, capolavoro epico datato 2005).
Proprio dai Wizard, i Feanor mutuano con frutto, mediante una proposta musicale comunque varia ed articolata, complessa e magniloquente – mantenendo ad ogni modo un’ispirazione di fondo tolkieniana: si ascolti in merito Maglor the Singer – una marcatissima inclinazione verso l’universo simbolico e la mitologia pagana di matrice nordico-germanica. In effetti, a parte i tocchi e le parti di violino, vi è in fondo assai poco di latino, in questo ottimo album dei Feanor, forse maggiormente inquadrabile come uno riuscito omaggio internazionale al metal classico, in particolare a quello reso famoso da Helloween e UDO.
L’influenza germanica si fa sentire anche a livello iconografico, dato che la bella cover è opera di Andreas Marschall, illustratore fra gli altri dei Blind Guardian, che del metal tolkieniano restano senz’altro gli indiscussi alfieri. Detto questo, in conclusione, Hellhammer è un gran bell’album.
Country: Argentina
Label: No Remorse
Style: Epic Metal / Fantasy Metal / Power Metal
Top Song: The Conqueror’s Path



