Recensioni
EMBER GUILE – Ascendant
Vengono dalla Florida, e per la precisione da Pensacola. Si sono formati nel 2022, e questo Ascendant è il loro debutto. Nonostante siano all’esordio, hanno esperienza e maturità da vendere. Gli americani Ember Guile sono l’ultima, fantastica scoperta della nostra Underground Symphony, sempre attenta, nel portare alla luce gruppi che propongono un true metal ricco e variegato, sul piano delle soluzioni musicali e della proposta artistica. La band è un quartetto, costituito dal chitarrista Chad Bryson, dal cantante Gavin Meagher, dal bassista Wayne Vannoy, e dal batterista-compositore Michael Lukers, l’autentica mente del gruppo e il motore primario del sound di marca Ember Guile. E’ attorno infatti a quella sorta di centro, rappresentato dalla batteria, che si sviluppano trame compositive e tessiture cromatiche, di altissima scuola.
Già l’iniziale End-all’s Well, con il suo doom progressivo – memore di The Spectre Within dei Fates Warning – , mette in luce le coordinate stilistiche degli americani, con tastiere e synth ad arricchire la valenza cromatica di una tavolozza sonora oltre modo articolata. Lo US power degli Armored Saint ed i Metal Church più prog (quelli del periodo SPV) paiono ispirare la traccia successiva, Fate ReinKarma, magnetica e quasi tecnologica: gli Ember Guile lavorano moltissimo sulle linee armoniche, con un formidabile interplay di attacchi ritmici e intensità strumentale, assoli dalla strutturazione complessa (ma non complicata, si badi bene) e un talento impressionante. Alquanto epica, e capace di rievocare il mini di esordio dei Queensryche (1983), è No Way Out. Molti i colori e tante le idee di Mind Unsound, un altro manifesto eccellente di power progressivo, insieme articolato e concettuale – ma mai concettoso, attenzione, né troppo labirintico – , che incorpora strutture di accordi malinconici, armonie vocali e corali, tocchi fusion, potenza e melodia, con quest’ultima che scioglie l’apparente oscurità del brano (oscurità evocata anche dalla bellissima copertina), ed un gran lavoro tastieristico. Quest’ultimo, anche altrove nell’album, può fare venire in mente le atmosfere fluttuanti (e quasi spaziali) della meteora Opposite Earth (americani anche loro, anno di grazia 1997). Tutte le caratteristiche sin qui messe in luce dalla band si condensano, poi, nella magnifica World so Blue, in bilico tra acciaio e melodia (specie nel refrain), esempio roccioso di grande varietà e ricchezza, sul piano del songwriting, ancora contrappuntata da tastiere essenziali, in ogni senso. Sezione ritmica e chitarra dialogano nella più cupa (e quasi speed metal) Let’s BeDevil, che pare un brano dei Killing Joke in versione prog-metal, energica ed anthemica, marziale e trascinante. Più scorrevole e lineare, ma solo in apparenza, è Wretch Allegiance, spettrale e stentorea, eppure immediata, con assoli che dipanano la struttura multiforme della composizione. Proprio composizione è forse il termine chiave, per intendere il disco, più che semplice canzone.
E’ metal pensato, quello degli Ember Guile, costruito in maniera elegante e raffinata, senza mai perdere di vista la vena melodica. Lo dimostra, altresì, la title-track, che parte misteriosa e liquida, con paesaggi elettro-acustici e sintetizzatori sognanti, echi ed arpeggi, intricati e fluidi, nel medesimo tempo. Musica non per tutti, certo, ma contrassegnata da spessore e qualità, rare oggigiorno. Anche perché gli Ember Guile hanno un approccio assai creativo e personale, originali nel rielaborare la tradizione del metal a stelle e strisce, con tocchi progressivi e un drumming sincopato, melodie mai scontate ed aperture atmosferiche talora inattese. By Chance e Ghost of Your Patience materializzano, ancora una volta, al meglio, tali inclinazioni, attestando la ricchezza e la varietà di un album-capolavoro, che dal secondo ascolto ti entra nella testa e nel cuore, per non uscirne più, strepitoso e cangiante.
Country: USA
Label: Underground Symphony
Style: Prog Metal / Melodic Power Metal
Top Song: Mind Unsound



