Recensioni
ELEGACY – Theory of Sin
Alcuni ritorni davvero valgono l’attesa. Gli Elegacy sono un nome storico della scena power prog di casa nostra. Nati nel 1999, hanno debuttato, sulla lunga distanza, con Impressions (per Northwind) nel 2005 e pubblicato il secondo album, The Binding Sequence (per Valery Records), nel 2015. Ora, a distanza di oltre un decennio, esce per Elevate – che ha curato, nel frattempo, la ristampa digitale anche dei primi due dischi della band piemontese, oggi schierata con Massimo La Russa (chitarre, basso e cori), Constantin Terzago (tastiere, cori) ed Ivan Giannini (voce solista) – il terzo ed ottimo lavoro della band heavy prog di Torino, dal titolo Theory of Sin. Il disco – lo diciamo subito – è di marcata ricchezza musicale, e notevole complessità. I primi due brani, Theogenesis e Wash Away the Blood, sono affreschi di grande e pura potenza sonora, con la melodia che esplode nel refrain, mentre – dalla terza canzone (la title-track) in avanti – alle trame intricate e rocciose del power più moderno tornano ad affiancarsi raffinatezza melodica e profondità atmosferica, con grandi duelli di chitarre e tastiere, le prime sempre ritmicamente piuttosto sostenute, e le seconde abili nell’aprire, a chi ascolta, le porte di regni sinfonici, contrassegnati da pomposi e barocchi filamenti di synth. Pure le canzoni successive si muovono lungo questa direzione, con durezza e melodia, che si intrecciano ed alternano sapientemente. Nota è del resto la visione creativa del gruppo torinese, che elabora uno sfaccettato e talora sovrarrangiato progressive metal dall’alta qualità e dal rimarchevole spessore di natura tecnico-esecutiva. A livello compositivo, le alchimie sonore sono mutevoli e cangianti, ogni volta dinamiche e multiformi, padroneggiate dal trio torinese con grande stile ed eleganza. Del resto il curriculum dei tre parla da solo: il vocalist è conosciuto ed apprezzato a livello internazionale, per il suo lavoro di cantante nei Vision Divine, il famoso progetto power/progressive di Olaf Thorsen, con il quale ha inciso l’acclamato When All the Heroes Are Dead, nel 2019, portando lì come qui un solido mix di potenza espressiva, estensione vocale e profondità emotiva. Ne beneficia la musica di Theory of Sin, un disco dalle tantissime idee, pregno di sottili sfumature sonore, e densi cromatismi, mai troppo levigata. L’album, in cui confluiscono i materiali scritti in un lungo e ponderato periodo di tempo e crescita artistica, è, certamente, una delle voci dell’heavy prog contemporaneo: sviluppa le idee e sonorità originarie della band piemontese, per radicarle nel presente, e per proiettarle nello scenario futuro, con un sound senz’altro decisamente moderno ed attuale. Importante è il contributo, inoltre, del batterista Federico Paulovich, dei Destrage, essenziale per energizzare se possibile ancor di più le titaniche e variopinte composizioni degli Elegacy. Veramente musica a colori, ambiziosa e assai matura, potente e raffinata insieme, precisa e cinematica, mettendo volutamente da parte tutti i canoni del prog metal tradizionale in favore di scelte avventurose e a tratti anche sperimentali (per questo motivo si consigliano più ascolti attenti del disco).
Country: Italy
Label: Elevate
Style: Heavy Prog / Symphonic and Progressive Power Metal
Top Song: Eye of the Horus




