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Doom Metal

DVM SPIRO – MMXXVI Grave

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Con MMXXVI – Grave i DVM SPIRO non pubblicano semplicemente un album, ma sigillano un’esperienza sonora che ha più a che fare con il tempo, il peso e la permanenza che con il classico concetto di “canzone”. Uscito il 16 gennaio 2026 per My Kingdom Music, il disco si muove lungo coordinate doom metal estremamente consapevoli, figlie di una lunga maturazione artistica e di una visione che rifiuta qualsiasi compromesso con l’immediatezza.

Il fatto che il trio nasca dalle ceneri dei Nihili Locus, band di culto del doom italiano anni ’90, non è un dettaglio folkloristico né un semplice richiamo storico: è una chiave di lettura. In Grave si percepisce chiaramente un approccio adulto, quasi ascetico, alla composizione. Qui il doom non è un genere da imitare, ma un linguaggio da abitare. Le strutture sono lente, estese, spesso soffocanti, eppure mai ridondanti: ogni minuto sembra necessario, come se togliere anche solo una manciata di secondi rompesse l’equilibrio rituale dell’opera.

Il sound è dominato da riff profondi e solenni, che non cercano la violenza ma l’inevitabilità. La componente atmosferica non è un abbellimento, bensì la vera architettura emotiva del disco: tastiere, richiami classici e soluzioni quasi liturgiche costruiscono uno spazio sonoro ampio, freddo, in cui la sensazione di solitudine diventa tangibile. Le voci giocano un ruolo fondamentale in questo senso: il growl maschile, profondo e misurato, non aggredisce ma opprime lentamente, mentre la voce femminile aggiunge una dimensione fragile e umana, accentuando il contrasto tra carne e abisso. Personalmente, trovo questo dialogo vocale uno degli aspetti più riusciti del lavoro: mai teatrale, mai forzato, sempre funzionale al clima generale.

Ciò che colpisce maggiormente è la totale assenza di urgenza. MMXXVI – Grave non ha fretta di arrivare da nessuna parte e non cerca l’effetto memorabile immediato. È un disco che pretende ascolti ripetuti, silenzio intorno e una certa disponibilità emotiva. In cambio, restituisce una sensazione rara: quella di trovarsi davanti a un’opera coerente, onesta, che non tenta di “piacere” ma di esistere secondo le proprie regole. Le influenze di My Dying Bride, Funeral, dei primi Paradise Lost o degli Shape of Despair sono percepibili, ma vengono filtrate attraverso una sensibilità personale, più austera e meno romantica, quasi crudele nella sua lucidità.

Dal mio punto di vista, Grave è uno di quei dischi che dividono: chi cerca nel doom una forma di intrattenimento lo troverà eccessivo, chi invece cerca immersione, peso emotivo e una visione autenticamente oscura ne verrà assorbito. Non ci sono momenti “facili”, né concessioni alla forma-canzone tradizionale, e proprio per questo l’album riesce a lasciare un segno profondo, lento ma duraturo.

In conclusione, MMXXVI – Grave rappresenta una delle espressioni più intense e mature dell’atmospheric doom metal italiano degli ultimi anni. Un lavoro che non urla, non seduce e non consola, ma accompagna l’ascoltatore in una discesa controllata, lucida e profondamente umana. Un disco da affrontare con rispetto e da cui è difficile uscire completamente indenni.

 

Country: Italy

Label: My Kingdom Music

Style: Atmospheric Doom Metal

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