Recensioni
DIRKSCHNEIDER & THE OLD GANG – Babylon
Quando un progetto parte da un’idea benefica e si trasforma in una creatura con una sua identità forte, il rischio è che qualcosa si perda per strada. E invece Babylon dimostra che Dirkschneider & The Old Gang (con tutti i suoi membri di rilievo nel metal tedesco) sanno non solo onorare l’eredità, ma anche metterci carattere, personalità, e qualche sorpresa ben piazzata.
Il titolo Babylon non è solo evocativo: richiama scenari epici, riferimenti mitici, fantasie orientali, porte misteriose, guerreggiare interiore. Il brano omonimo che dà il via al disco mescola riff potenti con melodie vocali multiple (Udo, Peter, Manuela), in un equilibrio che cerca di parlare sia alla nostalgia del fan di vecchia data, che all’ascoltatore moderno.
Una delle prime cose che colpiscono è la varietà: Babylon non è un disco che si limita a pestare forte dall’inizio alla fine. Ci sono momenti molto heavies (“Hellbreaker”, “Metal Sons”), ma anche brani che lasciano spazio all’emotività (“Strangers In Paradise”), alla melodia, alle armonie vocali. La presenza di tre cantanti principali aiuta: non è solo un esercizio di stile, ma permette di dare diversi colori ai brani.
Ad esempio, Dead Man’s Hand parte da una composizione che inizialmente era suonata al pianoforte, ma che viene trasformata con chitarre e organo Hammond in un’ode metal potente e si sente la tensione tra passato e presente.
La produzione è moderna, ma rispettosa delle strutture classiche del metal. Non c’è iper-compressione che schiaccia le dinamiche, ma nemmeno troppa eco vintage da sembrare “antiquata”. I soli di chitarra (nota di merito a Mathias “Don” Dieth) aggiungono pathos senza dominare tutto, e gli arrangiamenti vocali sono curati nei dettagli. Manuela Bibert si inserisce bene nei momenti più melodici, Peter Baltes aggiunge profondità, e Udo rimane al centro come icona, ma non come monopolista.
Babylon è un debutto che sa fare onore alle passioni che lo muovono. È il risultato di una band che ha nel proprio DNA il metallo tradizionale, ma con la voglia di raccontare storie, di giocare con le melodie, di non lasciarsi incastrare nel “sempre uguale”. Lo ascolti con la sicurezza che “qui c’è sostanza”. Se ami la parte epica del metal, le voci graffianti, le stratificazioni melodiche, questo disco ti darà soddisfazioni.
Country: Germany
Label: Reigning Phoenix Music
Style: Heavy Metal
Top Song: Strangers In Paradise




