Recensioni
DIMMU BORGIR – Grand Serpent Rising
Otto anni di attesa in ambito musicale sono una vita. Si erano ormai perse le tracce dei mitici Dimmu Borgir dopo la pubblicazione di “Eonian”, nonostante qualche live ed alcune cover uscite per ingannare l’attesa, ma davvero non si sapeva se la band di Shagrath e Silenoz avrebbe scritto nuove canzoni. Invece, a sorpresa, ecco tornare sulle scene i nostri con il nuovo “Grand Serpent Rising”, decimo lavoro di una discrografia ormai trentennale.
Disco composto da 13 tracce e di una durata monstre (quasi 70 minuti), che ci mostra il nuovo corso intrapreso dai norvegesi. Un nuovo corso che, in realtà, pesca a piene mani dal passato dei Dimmu Borgir, fin da “Enthrone Darkness Triumphant“, passando per le possenti orchestrazioni di “Death Cult Armageddon” e l’intensità ritmica del black metal degli esordi. Ma com’è questo “Grand Serpent Rising”? Non un capolavoro, ma di certo un disco solido, completo, ovviamente arrangiato divinamente, ma composto più con l’esperienza che con il tocco magico degli anni d’oro. I fan della band andranno in visibilio, mentre gli ascoltatori più attenti resteranno sicuramente soddisfatti, ma sapranno evitare facili entusiasmi. C’è tanto di buono in questo platter, a partire dal singolo “Ascent”, maligna al punto giusto, oltre che superbamente arrangiata, o la pianstica “The Qryptfarer”, introspettiva, ma non per questo priva di energia. Ci sono anche cadute di tono (“Phantom Of The Nemesis“) e passaggi in cui i nostri provano a strafare, per colmare una certa stanca nel songwriting, che emerge a tratti nel corso dell’ascolto. Ma il disco resta di grande valore, checche se ne dica in giro sul web.
Rispetto alle ultime uscite a cui ci avevano abiutuato, la parte corale si è notevolmente ridotta, mentre sono presenti, comme d’habitude, alcuni brani cantati in norvegese (“Slik Minnes En Alkymist”). Ma la parte del leone, come sempre, la fa la voce di Shagrath, inconfondibile e diabolica, come in “As Seen In The Unseen“, uno dei momenti più intensi del disco, nei suoi 7 minuti, tra blast beat ed aperture maestose. Arrivati alla fine l’ascoltatore, nonostante alcuni passaggi più tortuosi, si sentirà appagato. I Dimmu Borgir sono tornati per riconquistare il trono del black metal sinfonico, o, probabilmente, non lo avevano mai perso, nonostante tutti questi anni di assenza.
Country: Norwegian
Style: Symphonic black metal
Label: Nuclear Blast
Top song: Ascent
Top Album: Death Cult Armageddon




