Recensioni
DARKTRIBE – Forgotten Reveries
Entrare nell’universo dei Darktribe significa affrontare un tornado melodico di riff e ritmi serrati, ma anche concedersi pause riflessive che scavano dentro temi universali: paura, solitudine, famiglia, il viaggio della vita. Con Forgotten Reveries, quarto album della band francese, il quartetto dimostra di saper bilanciare il classico power metal progressivo con una sensibilità moderna, creando un’esperienza sonora che cattura l’orecchio e, a tratti, l’anima.
Il disco, pubblicato da Scarlet Records e rifinito dal tocco cristallino di Simone Mularoni ai Domination Studios, è un invito ad attraversare territori interiori prima ancora che musicali. Paura, solitudine, famiglia, identità culturale: temi enormi, quasi sproporzionati rispetto al formato canzone, ma che i Darktribe cercano di trasformare in un percorso narrativo unitario. E per quanto il gruppo non rinunci alla propria estetica power/prog familiare, è evidente come qui ci sia la volontà di scavare più a fondo, di dare un senso a quella dicotomia vita/morte che il disco mette subito in scena.
Musicalmente, Forgotten Reveries vive di opposti: accelerazioni tipiche del power europeo si intrecciano a linee melodiche ricorrenti, spesso più morbide di quanto ci si aspetterebbe. Brani come “I Walk Alone” e “The Fallen World” rappresentano perfettamente questo dualismo: struttura solida, riff che puntano dritti allo stomaco, ma ritornelli che cercano la memoria più che l’impatto immediato. È un approccio che può dividere: chi vuole l’hit da pogo rischia di sentirsi abbandonato, chi invece ama i pezzi che maturano col tempo troverà soddisfazione nell’ascolto ripetuto.
C’è un aspetto che, personalmente, ho apprezzato molto: la band non tenta di spacciarsi per qualcosa che non è. Niente barocchismi inutili, niente architetture prog infinite, niente sinfonismi tirati a lucido nel tentativo di somigliare agli eroi del genere. Il paragone con Symphony X o Stratovarius può avere senso nell’intenzione melodica e nella scelta delle armonie, ma i Darktribe sembrano puntare a un terreno più personale, più “umano” persino nei suoi limiti.
E questi limiti ci sono. Alcune tracce, “Kings in the Sand”, “Reality”, parte di “Son of Illusion”, sembrano muoversi su coordinate già percorse, con melodie talvolta troppo lineari per lasciare un segno duraturo. È come se la band, nel tentativo di conciliare accessibilità e profondità, oscillasse tra intuizioni luminose e momenti in cui la formula power metal ingabbia più che liberare.
D’altra parte, quando il quartetto trova la sua dimensione ideale, penso alla delicatezza malinconica di “Eden and Eclipse” o all’energia compatta di “From Star to Dust”, impreziosita dal drumming ispirato di Guillaume Morero, il disco decolla davvero. Lì emerge il potenziale dei Darktribe: la capacità di un sound che non vive di citazioni, ma di una sensibilità melodica tagliente e sincera.
Un plauso va anche all’artwork di Baptiste Araujo, che riesce a tradurre visivamente il concetto del tempo che scivola via tra le dita: un tema centrale per un album che sembra volerci ricordare che la memoria non è mai solo ciò che ricordiamo, ma ciò che rischiamo di dimenticare.
In conclusione, Forgotten Reveries non è un “instant classic” né un terremoto nel panorama power/prog. È, però, un disco curato, pensato, capace di alternare impeto e introspezione senza risultare artificioso. Un lavoro che conferma i Darktribe come una band coerente, forse prudente nelle scelte stilistiche, ma dotata di una sensibilità che merita attenzione.
E se la loro ambizione è portarci all’incrocio tra ciò che siamo stati e ciò che potremmo diventare, beh, questo album è un buon punto di partenza per intraprendere quel viaggio.
Country: France
Label: Scarlet Records
Style: Progressive Power Metal
Top Song: I Walk Alone




