Recensioni
DARKNESS – The Deathsquad Chronicles
Non tutte le band che hanno fatto la storia del thrash metal sono finite nei libri di storia. Alcune, come i Darkness, hanno dovuto combattere più del dovuto per essere ricordate, costrette a restare per troppo tempo nell’ombra dei giganti. Ma l’ombra non ha mai spento il fuoco.
Con The Deathsquad Chronicles, i Darkness non chiedono permesso: entrano a gamba tesa nella scena, rispolverando decenni di furia con la lucidità e la violenza di chi ha ancora qualcosa da dire. Questo non è un album commemorativo, non è una raccolta di vecchie glorie lucidate a festa: è un atto di guerra in piena regola, che fonde passato e presente con una coerenza disarmante.
Fondati a Essen nel 1984, i Darkness non hanno mai goduto della visibilità della “sacra triade” (Kreator, Sodom, Destruction), ma nel loro percorso spesso sottovalutato si nasconde un’energia incandescente, che oggi torna a farsi sentire più feroce che mai. The Deathsquad Chronicles celebra quarant’anni di attività, recuperando brani storici dai loro primi dischi – Death Squad (1987), Defenders of Justice (1988), Conclusion & Revival (1989) – e riportando alla luce demo dimenticati, rimaneggiati con una produzione moderna. Il tutto, con l’aggiunta di due brani inediti, a dimostrazione che la creatività della band è tutt’altro che esaurita.
La produzione, curata da Cornelius Rambadt (Rambado Recordings) e masterizzata da Dennis Köhne, restituisce un sound nitido, potente, privo di fronzoli ma carico di impatto. Le chitarre di Arnd e Dominik alternano mitragliate thrash a momenti melodici ben dosati, sostenute da una sezione ritmica solida (Ben al basso, Lacky alla batteria) che imprime groove e ferocia. La voce di Lee, più matura ma ancora intrisa di rabbia, rende omaggio allo scomparso Olli Fernickel con un piglio personale e rispettoso.
I brani scorrono rapidi, come un assalto continuo tra circle pit immaginari e ricordi di gioventù spietata. Dai nuovi arrangiamenti di classici come Death Squad, Defenders of Justice e Soldiers, alla cattiveria inedita di Last Round Is on Us, tutto suona calibrato, ma mai plastificato. C’è la grezza frenesia dei tempi d’oro, ma anche la consapevolezza di una band che ha attraversato il tempo senza perdere integrità.
Il lavoro su “Burial at Sea” è emblematico: un brano che parte da una delicata intro acustica e si trasforma in una cavalcata minacciosa, dove le influenze horror e il pathos melodico creano un’atmosfera inquietante e cinematografica. E ancora, la strumentale Tarsman of Ghor mescola con naturalezza heavy classico e velocità thrash, mostrando la varietà di scrittura e l’identità musicale del gruppo. Persino le demo recuperate, finalmente valorizzate da una produzione degna, brillano come non mai.
Non mancano i momenti più feroci e diretti – Victims, Iron Forces, Phantasmagoria – nei quali il gruppo affonda il colpo tra stop’n’go, d-beat, riff serrati e un suono di batteria tellurico. Ma anche quando si rallenta leggermente il passo, come in Predetermined Destiny, l’intensità emotiva rimane altissima.
In un’epoca in cui molte uscite thrash si limitano a suonare “come una volta”, i Darkness sembrano fare il contrario: partono dal passato per parlare al presente, con un’attitudine che non ha bisogno di nostalgia, perché è viva e pulsante.
The Deathsquad Chronicles non è una rievocazione. È un’esplosione. È il suono di una band che – pur non avendo mai conquistato i riflettori – si dimostra ancora capace di competere con i migliori. È un disco che unisce cuore e muscoli, rabbia e passione, memoria e modernità.
E soprattutto, è un gran bel calcio nei denti.
Country: Germany
Label: Massacre Records
Style: Thrash Metal
Top Song: Burial at Sea



