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DARK HORIZON – 9 Ways to Salvation
Quinto e magnifico full-lenght per gli italiani Dark Horizon, che, con le dieci stupende canzoni del nuovissimo 9 Ways to Salvation, si confermano tra i migliori gruppi in assoluto, a livello continentale, in ambito power sinfonico. Oggi schierati con Alessandro Battini alle tastiere, Daniele Mandelli alle chitarre, Giulio Garghentini alla voce, Paolo Veluti al basso e Marco Pelledri alla batteria, i cinque di Piacenza continuano il proprio percorso evolutivo sul piano stilistico, fattosi adesso più diretto ed immediato sul fronte melodico, nonché più cupo ed oscuro, in molte atmosfere (come suggerisce, del resto, la stessa copertina). La cura sopraffina per arrangiamenti ed orchestrazioni delle nove tracce – più il rifacimento di Precious dei Depeche Mode, già uscito su singolo, un lustro fa – è la medesima di sempre.
I Dark Horizon mettono a punto, quindi, un processo di re-invenzione del proprio sound, in maniera personale e creativa, per quanto assolutamente senza snaturarsi. Il marchio della band resta, e l’originaria matrice, costituita dal power prog sinfonico, viene semplicemente riorientata versi lidi artistico-musicali più legati all’universo del metal moderno. Una vera alchimia sonora, ben rappresentata, in ogni brano, dai superbi intrecci chitarra-tastiere. L’hard rock / metal sapientemente orchestrato di Parasite e l’heavy tastieristico della potente ed immaginifica Crazy colgono subito nel segno: due pezzi accattivanti e trascinanti insieme, assai intensi e coinvolgenti, molto carichi sul piano espressivo, con la bellissima voce di Giulio in grande evidenza. Il pathos di I Won’t Let You Down, l’enfasi di teatralità ed operistica malinconia di quel gioiello di drama-metal rappresentato da The Theater of Appearance, le più tenui melodie di Our Star Is Born, e la rocciosa Nobody’s Home sono gli altri tasselli di questo graditissimo ritorno, e deliziano, letteralmente, l’ascoltatore, felice di questo come-back in gran spolvero. In termini di songwriting, d’altra parte, i Dark Horizon sono tra i migliori, in Italia (e non solo), signori di un melodic-power dall’elevatissimo livello esecutivo, valorizzato, nel migliore dei modi, da missaggio e masterizzazione.
Classe e bravura, che risplendono poi anche nella cover dei Depeche Mode, metallizzata e re-interpretata nella più naturale delle maniere, quasi fosse parte, e da sempre, del background della band. La via della salvezza indicata dal titolo passa pertanto, per i Dark Horizon, attraverso la ricerca di atmosfere musicali oscure e luminose nello stesso tempo (meglio: traghettando l’oscurità di certi passaggi in apertura alla luminosità, attraverso una riuscita e pressoché perfetta unione di ricchezza tecnica, vocalizzazioni avvolgenti e tensione musicale, che si stempera in ricerca melodica). Equilibrio ed ispirazione sono qui ad altissimi livelli. La propensione di natura sinfonica, per quanto stavolta non sempre primaria, come in passato, a vantaggio di un power-class metal più duro ed energico, non lesina comunque spezie progressive qua e là, che vanno così a impreziosire parti consistenti di distorsioni chitarristiche. Le tastiere rimangono dense e pregnanti, mentre la chitarra e la voce puntano di più su intensità e velocità. Non parlerei, comunque, di due anime: la proposta dei Dark Horizon rimane, infatti, un qualcosa di unitario, esaltato da una voce virtuosa e dalle ampie tonalità, così come da una sezione ritmica efficacissima e precisa.
9 Ways to Salvation vive di aggressività e spessore sonoro, di versatilità e linee diversificate, di creatività e gusto musicale, con affascinanti break strumentali. E’ davvero un grandissimo disco, costruito con somma cura e dedizione, con gemme musicali di maestosa quanto variegata intensità dinamica, capace di portare il metal dei Queensryche, dei Savatage e dei Crimson Glory nel terzo millennio. Come dire: passato e presente, con gli occhi della mente rivolti al futuro.
Country: Italy
Label: Underground Symphony
Style: Symphonic Power Metal
Top Song: The Theater of Appearance



