Recensioni
CREATURES – Creatures II
Ci sono album che non si limitano a continuare un percorso, ma lo definiscono con più decisione, come se la band che li ha creati avesse finalmente trovato il proprio territorio naturale. Creatures II dei brasiliani CREATURES appartiene pienamente a questa categoria: un disco che non teme di mostrarsi più scuro, più robusto e più consapevole rispetto al debutto, senza perdere il gusto melodico che già distingueva la band.
Registrato all’Heavy Tron Studio tra il 2024 e il 2025, con la produzione congiunta di Arthur Migotto e del chitarrista-compositore Mateus Cantaleano, l’album è una vera dichiarazione d’identità. E proprio Cantaleano, autore di musica e testi, sembra guidare la band verso una versione più ambiziosa di loro stessi, affiancato da una formazione ormai compatta: Marc Brito alla voce, Ricke Nunes al basso e Sidnei Dubiella alla batteria, oltre a qualche prezioso intervento di ospiti alle tastiere e ai cori.
Personalmente, il primo elemento che mi ha colpito è la capacità del disco di alternare potenza e atmosfera senza perdere coesione. Brani come “Inferno” e “Devil in Disguise” mostrano da subito questa duplice anima: riff affilati, una produzione luminosa ma non patinata, voce intensa e una varietà strutturale che evita l’effetto “copia-incolla” tipico di tanto heavy metal retro-oriented. In altri momenti, come “Dreams” e “Nothing Lasts Forever”, emerge un lato più introspettivo della band, quasi un richiamo a un hard rock melodico degli anni ’80, ma filtrato attraverso una sensibilità moderna e più cupa.
Uno dei miei momenti preferiti rimane “Beware the Creatures”, un brano che sembra condensare l’intera filosofia sonora del gruppo: epico quanto basta, pesante ma non soffocante, ricco di arrangiamenti e soprattutto di quell’intreccio tra arpeggi e riff che Cantaleano cita spesso come tratto distintivo dei CREATURES. È anche il pezzo che più di tutti lascia percepire l’eredità di band come Dokken o Judas Priest, influenze che non vengono imitate ma metabolizzate con rispetto.
Un altro punto di forza del disco è la produzione: calda, stratificata, con un senso di “spazio” che raramente si trova nei dischi heavy metal contemporanei. Ci sono momenti in cui si ha davvero la sensazione di essere catapultati in una sorta di tempio sonoro, dove ogni eco, ogni riverbero, ogni armonia aggiunge consistenza e fascino. È un aspetto che ho apprezzato molto, perché dona alle tracce un respiro cinematografico senza scivolare nella pomposità.
Le sezioni soliste, poi, meritano un elogio a parte: Mateus Cantaleano suona con una fluidità e una personalità che non si limitano al virtuosismo, ma raccontano qualcosa. Non c’è una singola traccia in cui la chitarra solista sembri superflua o eccessiva.
Pur non essendo un album rivoluzionario in senso assoluto, Creatures II è un lavoro solido, carico di identità e costruito con una cura evidente. È quel tipo di disco che non punta a impressionare con un singolo pezzo, ma cresce ascolto dopo ascolto, rivelando sfumature nuove, soprattutto nei brani più atmosferici e negli arrangiamenti vocali, dove la band ha compiuto un notevole passo avanti.
In definitiva, Creatures II è la conferma che i CREATURES non sono semplicemente “una buona promessa” della scena heavy brasiliana, ma una realtà ormai pienamente formata. Un album che parla al cuore degli amanti del metal classico, ma che può facilmente conquistare anche chi cerca un approccio più moderno e personale.
Un lavoro appassionato, ben costruito e soprattutto autentico, qualità tutt’altro che scontate nel panorama attuale.
Country: Brazil
Label: High Roller Records
Style: Heavy Metal
Top Song: Beware the Creatures




