Recensioni
CORONER – Dissonance Theory
I maestri svizzeri del techno-thrash sono ritornati, letteralmente riemersi dal passato (il loro ultimo e stupendodisco, Grin, risaliva al lontano 1993). E, riannodando le fila con il passato, il discorso – dai membri storici Tommy Vetterli (chitarre) e Ron Broder (basso e voce), raggiunti dal batterista, ex 69 Chambers, Diego Rapacchietti – viene ripreso, esattamente, là dove era stato lasciato, trent’anni fa, a partire dalla veste grafica, minimale ed incisiva, come sempre.
Registrato presso i New Sound Studios di Freienbach, Dissonance Theory riprende, conferma e sviluppa la vena profondamente sperimentale ed avveniristica di capolavori del gruppo elvetico, quali Punishment For Decadence, No More Colors e Mental Vortex: suoni astratti e futuristici, concettuali e deflagranti, nello stesso tempo – come nella minacciosa, quanto gelida, Consequence, dopo l’intro strumentale Oxymeron – con echi old school nelle parti chitarristiche (Vetterli si conferma il Re sia dei riff sia degli assoli), il tutto, però, reso moderno ed attuale, decisamente fresco, per approccio e resa finali. Alla perfetta riuscita delle singole canzoni – come sempre, nel caso dei Coroner – concorre, poi, un notevolissimo uso dell’intelligenza musicale: l’omaggio al thrash teutonico anni ‘80 di The Law, la darkeggiante Transparent Eye, la magnetica Trinity, la voivodiana Sacrificial Lamb, tutte composizioni ad un livello che, oggi, è rarissimo, con fredde geometrie aliene, padroneggiate con insuperabile maestria.
La ferocia metal e l’inclinazione prog si nutrono a vicenda, grazie ad una produzione pulitissima. Quando esordirono con il leggendario Rip nel 1987 – lo stesso anno del debutto dei Death, in Florida – i Coroner vennero visti come una versione più tecnica dei Mercyful Fate. Da allora, hanno portato avanti, con coraggio e caparbietà, un loro personalissimo itinerario di destrutturazione dell’armonia, pur nel rispetto di alcune sue regole: questo nuovo album perfeziona tale discorso artistico, anche racchiudendo influssi fusion, classici, elettronici ed industriali. Tratti in comune con i connazionali Celtic Frost, gli altri immensi titani del techno-thrash più coraggioso ed evoluto, plumbeo ed infernale. Nulla, in Dissonance Theory, è lasciato al caso, come nella Matematica del Caos: tutto rientra in un quadro di marcata ed obliqua varietà delle diverse canzoni, con un magnifico alternarsi di porzioni più aggressive e veloci e di altre, più lente ed atmosferiche, oniriche e spaziali. Il guitar work di Tommy è come sempre magistrale e fantasioso, il gioco di incastri e di improvvise aperture ci affascina, nel suo essere labirintico e caleidoscopico, ricco di campionamenti e di atmosfere magnetiche (talora alla Killing Joke).
In questo contesto, nemmeno il post-grunge di Symmetry è fuori posto, anzi. Maestri di Nevermore, Meshuggah ed Ulcerate – che, senza i Coroner, va detto, non ci sarebbero mai stati – i tre musicisti di Zurigo portano, nel nostro sistema solare e sul nostro pianeta, echi musicali provenienti da altri e neri spazi, esterni all’universo conosciuto. Prova ne sono pezzi come Renewal, Crisium Bound e Prolonging Tast. Senza dubbio, siamo in presenza di uno dei dischi dell’anno, consigliato, in particolare, a chi ama Watchtower, Spiral Architect, i Fates Warning più cupi e oscuri, ma anche i Carcass di Heartwork o gli Arch Enemy.
Country: Switzerland
Label: Century Media
Style: Technical Thrash Metal / Progressive Dark Metal
Top Song: Symmetry




