Recensioni
AMORPHIS – Borderland
Da oltre trentacinque anni gli Amorphis navigano con maestria nel variegato mondo del metal, riuscendo sempre a unire potenza, melodia e sperimentazione. Con Borderland, il loro quindicesimo album, la band finlandese non solo conferma la sua identità consolidata, ma apre anche una nuova finestra sulla propria evoluzione, grazie anche al cambio di produttore: Jacob Hansen prende il posto di Jens Bogren e imprime al disco una direzione più accessibile, pur mantenendo intatto quel senso di profondità che è da sempre cifra stilistica del gruppo.
L’ascolto parte con “The Circle”, un brano che evoca atmosfere sospese: la chitarra pulita e avvolgente danza lieve su tappeti di tastiera, mentre il growl emerge potente nei passaggi più intensi, segnando fin da subito la dualità tra luce e ombra che pervade l’intero album. Subito dopo arriva “Bones” che conferma quanto gli Amorphis sappiano fondere ritualità melodica ed energia grezza, e crea un primo crescendo emozionale con la voce di Tomi Joutsen che alterna tonalità pure e urlate con sorprendente naturalezza.
Le canzoni scorrono fluide: “Dancing Shadow” mescola suggestioni folk‑prog e ritmi più sostenuti, mentre “Fog To Fog” è un mosaico emotivo dove malinconia e potenza convivono. Ogni traccia è costruita con attenzione, ogni cambio dinamico sembra studiato per sorprendere: “The Strange” irrompe con fragore dopo una partenza delicata, “Tempest” cattura con il suo mid‑tempo meditativo, ed è proprio nei momenti più quieti che il disco brilla, mostrando la sensibilità della band.
Uno degli aspetti più apprezzabili è la capacità degli Amorphis di bilanciare vecchio e nuovo. I growl devastanti sono presenti, ma dialogano con linee pulite, assoli lirici e arrangiamenti che lasciano respirare la musica, grazie soprattutto al contributo di Esa Holopainen, Tomi Koivusaari e alla sezione ritmica che tiene il passo senza fatica. Santeri Kallio alle tastiere disegna paesaggi sonori che amplificano l’impatto emotivo, mentre i testi di Pekka Kainulainen mantengono quel richiamo alle radici, a miti e introspezioni, che da sempre rendono gli Amorphis speciali.
Arrivando alla traccia che dà il titolo all’album, “Borderland”, si respira il senso di un ponte tra passato e presente: le radici epiche dei dischi come Under The Red Cloud o Queen of Time riaffiorano, ma rinnovate, reinterpretate, rese più mature. E poi “Despair” chiude il cerchio: un finale malinconico, ossessivo, che sfuma lentamente, lasciando dietro di sé l’eco di tutto quel viaggio emozionale che abbiamo appena intrapreso.
Borderland non è solo un altro album degli Amorphis: è una riaffermazione. È una dichiarazione che la band, pur con anni di carriera alle spalle, non ha perso la capacità di stupire, di emozionare, di entrare nel cuore di chi ascolta. Per chi ama il progressive metal melodico e potente, per chi cerca musica che non scivola nella banalità, questo disco è una tappa obbligata.
Country: Finland
Label: Reigning Phoenix Music
Style: Melodic Death Metal
Top Song: Bones



